La velocità delle informazioni e l’interconnessione tra i mercati finanziari richiedono una conoscenza delle dinamiche economiche e un’analisi degli eventi molto approfondita, in modo da evitare che i risparmiatori prendano decisioni affrettate, irrazionali e dettate dall’emotività.

I quattro principi chiave da applicare per orientare al meglio la quota di risparmio destinato agli investimenti mobiliari sono i seguenti:

  1. la trasparenza dell’offerta;
  2. la professionalità del servizio;
  3. l’indipendenza;
  4. l’assenza di conflitti di interesse.

Purtroppo la situazione reale del nostro Paese è ben diversa: il popolo dei risparmiatori è spesso vittima inconsapevole della speculazione dettata dalla prospettiva di rapidi guadagni sulla base di previsioni spesso infondate, formulate su un orizzonte temporale di breve termine, a causa di quella che noi chiamiamo “la catena improduttiva del sistema finanziario italiano” riassunta nello schema che segue:

TABELLE-03

Tra il mercato e i risparmiatori ci sono dunque diversi passaggi, tutti a pagamento, dovuti alla presenza di una serie di attori (evidenziati in rosso) che sono al centro del processo e rendono il cliente finale l’anello debole della catena.

La relazione centrale è quella tra coloro che costruiscono e gestiscono i prodotti finanziari (le banche d’investimento e le società di gestione del risparmio) e i collocatori degli stessi prodotti (banche e reti di promotori finanziari).

Il cliente, impotente, subisce le conseguenze del sistema sotto forma di commissioni elevate (tanti livelli da remunerare) e di opacità in termini di rischio e rendimento dei propri investimenti a causa delle asimmetrie informative (non è mai nota la composizione dei portafogli dei prodotti finanziari in tempo reale) e dei conflitti di interesse che tipicamente caratterizzano l’industria dei prodotti orientati alla performance relativa (prodotti con benchmark) i cui gestori, anziché basare le proprie decisioni di investimento su analisi indipendenti e obiettive, agiscono tipicamente secondo una logica di tipo passivo selezionando i titoli prevalentemente in funzione degli indici di riferimento.

La responsabilità di questo comportamento orientato al breve termine è dunque sia dei gestori, che pensano che i clienti pretendano elevate performance di breve termine (malgrado l’elevato grado di rischio), sia dei clienti stessi, i quali spesso effettuano switch tra fondi/gestori proprio in funzione delle buone o cattive performance di breve termine.

Da notare che, in questo periodo congiunturale di crisi economica, molto spesso gli organi di stampa tendono a enfatizzare le notizie negative, alimentando il panico dei risparmiatori e stimolandone comportamenti irrazionali di breve termine che non fanno altro che favorire gli attori della catena improduttiva del risparmio grazie alla generazione di commissioni di intermediazione dovute a strategie di trading su prodotti finanziari.