I mercati finanziari sono stati investiti nell’ultimo ventennio da una serie di eventi critici che hanno influenzato in modo negativo il comportamento degli investitori, colpendo singole aree geografiche ed estendendosi poi gradualmente ad altri Paesi.

Ecco le principali crisi finanziarie degli ultimi vent’anni:

  • 1992: svalutazione della lira, della sterlina e della peseta;
  • 1994: crisi del Messico e crollo del pesos nei confronti del dollaro;
  • 1997: crisi delle “tigri asiatiche”; in poche settimane il baht tailandese, il pesos filippino, il ringgit della Malesia e la rupia indonesiana perdono il 50-80% del loro valore rispetto al dollaro;
  • 1998-1999: crisi del Brasile e default della Russia; crollo del real e libera fluttuazione del rublo;
  • 2000: scoppio della bolla sulla internet economy;
  • 2001: attacco terroristico agli Stati Uniti d’America; collasso economico dell’Argentina e crollo del peso;
  • 2002: scandali societari negli Stati Uniti; falliscono i colossi Worldcom ed Enron;
  • 2007-2008: crisi dei mutui subprime e del credito, Lehman Brothers dichiara bancarotta;
  • 2011: crisi dei debiti sovrani europei;
  • 2016: crisi di sfiducia sul settore bancario europeo e uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Le crisi finanziarie del 2008 e del 2011, pur partendo da singole aree geografiche (USA ed Europa occidentale), si sono rapidamente estese alle principali piazze finanziarie mondiali. Gli investitori, infatti, dopo aver resistito a una serie di notizie e di sollecitazioni negative, hanno ceduto psicologicamente di fronte a un evento scatenante (il fallimento di Lehman Brothers nel 2008 e l’attacco speculativo al debito sovrano italiano nel 2011), scegliendo la strada della fuga disordinata dagli investimenti, prospettando così scenari davvero apocalittici.

Tutte le crisi finanziarie sopra citate sono state caratterizzate da una fase iniziale di panic selling da parte degli investitori, ovvero da vendite disordinate dettate dall’emotività, cui ha fatto seguito il recupero delle quotazioni borsistiche dovuto al progressivo ritorno della razionalità, fino al superamento dei livelli delle quotazioni azionarie antecedenti le crisi stesse.

La velocità di circolazione delle informazioni e l’interconnessione tra i mercati finanziari richiede quindi una conoscenza delle dinamiche economiche e un’analisi degli eventi molto approfondita al fine di evitare di prendere decisioni affrettate, irrazionali e dettate esclusivamente dall’emotività.

La divulgazione di una sana cultura finanziaria è oggi più che mai una necessità, vista l’attuale difficile congiuntura economica che sta attraversando il nostro Paese, poiché il risparmio gestito degli italiani, pari a circa 2.000 miliardi di euro, rappresenta una ricchezza che, se bene investita, può costituire un moltiplicatore dei consumi, del prodotto interno lordo e, in ultima analisi, favorire il benessere della collettività.